Caro Enzo,
come spesso ci accade ho rispettato anche oggi, 8 febbraio 2011, il nostro appuntamento per colazione alla Feltrinelli. Seduto al nostro solito tavolino, non riuscivo a schivare gli sguardi, tra il sorpreso e l'interrogativo, di Calvino e di Montale: insistevano per conoscere il perché della tua assenza. Prima ho fatto finta di niente, poi non ce l'ho più fatta e ho dovuto spiegargli che in realtà tu c'eri, eri lì di fronte a me come al solito, ma che forse ancora non sapevano della novità.
Infatti per quegli strani ma abituali fenomeni della vita, cui non riusciremo mai ad abituarci, da oggi tu avresti avuto il meraviglioso dono dell'ubiquità, potendo essere contemporaneamente qui con noi nella nostra mente, e con loro immerso nel grande spirito del mondo. Ancora soltanto qualche attimo d'attesa, un'inezia di fronte all'eternità, e t'avrebbero visto arrivare trionfante, tutto contento per il bel lavoro compiuto in tutti questi anni passati.
Ora che sei già arrivato a destinazione, ti lascio ambientare un po' e poi ricominceremo il nostro impegno quotidiano. Ti tormenterò forse meno di prima, ma non poi così tanto. L'ultima parola infatti la lascerò sempre a te.
Ti abbraccio
Rodolfo